NUMANA   STORIA

Numana

Fondata, secondo Plinio il Vecchio, dai Siculi, l’antica Numana o Humana o Umana, come indicato in alcuni documenti, si sviluppò come porto a partire dal VIII Sec. a.C. sino a diventare uno dei principali porti piceni, come testimoniato dalla vastità e dalla ricchezza della necropoli. Divenne poi colonia del Municipio Romano, di cui rimangono resti del reticolo urbano e dell’acquedotto. Tra i monumenti più noti vi è la Fontana (XVII Sec.), le cui cinque bocche prendono l’acqua da un cunicolo di un antico acquedotto di epoca romana. Il Palazzo Vescovile (XVIII sec.), altro edificio di grande interesse, fu edificato per volere del Cardinale Bufalini, dopo che il vecchio palazzo nei pressi di Sirolo fu ridotto in rovina, ed utilizzato come residenza estiva dai Vescovi di Ancona. La torre, che si presenta oggi come un arco, è, invece, il resto dell’antica Parrocchia di San Giovanni, ed è l’unico reperto medievale della città. Il Santuario del SS. Crocifisso, demolito e ricostruito negli anni sessanta, ha una forma rettangolare con struttura a croce greca. Nell’altare di sinistra presentava un quadro di Andrea Lilli, autore anche dell’affresco del soffitto dell’altare maggiore. Una piccola cappella ospitava il Crocifisso, scultura romanica in legno di cedro, realizzata, secondo la leggenda, da S. Nicodemo e portata a Numana da Carlo Magno.

Foto di Numana



Planimetria area portuale Porto di Numana

NUMANA

Enciclopedia Italiana (1935) da  http://www.treccani.it/enciclopedia/numana_(Encicl...

di Pirro MARCONI - Giuseppe CASTELLANI - *

NUMANA (per un certo periodo anche Umana; A. T., 24-25-26 bis). - Cittadina delle Marche in provincia di Ancona, situata alle falde meridionali del Conero, 4 km. dalla riva sinistra del fiume Musone; il centro attuale (1058 ab.) si stende da 56 m. fino al livello del mare ai due lati della strada che termina nel porto, difeso a NE. da un piccolo molo. Al comune di Numana è stato recentemente aggregato il comune di Sirolo, il cui territorio si stendeva a NO. di Numana comprendendo la parte orientale del Conero. Il territorio comunale (27,28 kmq.) è coltivato a cereali e a vite nel 1931 contava una popolazione di 4453 abitanti. Un servizio automobilistico unisce Numana alla stazione di Osimo (km. 11) sulla Ancona-Foggia.

Storia. - La vita vi ha inizio con un villaggio piceno arcaico, presso Monte Colombo, di cui si ritrovarono fondi di capanne circolari; in seguito la sede si trasferì nella vallata, con un abitato piceno, presso cui s'installò e sviluppò l'emporio commerciale ellenico, da cui si diffondevano nel Piceno centrale bronzi greci e ceramiche; di queste opere molte si trovarono nella stessa Numana, a Belmonte e in vari siti delle valli del Chienti e del Tenna; l'abitato ellenico è documentato, più che dalle ipotetiche mura, dalla necropoli, ricca soprattutto nel sec. V a. C. L'espansione ellenica iniziata nel sec. VII, perdurò fino al IV, sostituita da quella apula; inoltre pervennero a Numana, attraverso Fabriano, bronzi etruschi, e vi si affermò anche un'arte locale con carattere rudimentale, ma originale. Attraverso la ricca collezione di ceramiche e di bronzi conservata nel Museo nazionale di Ancona, si può conoscere la civiltà e l'importanza a cui era pervenuto l'emporio numanate nel periodo greco. Del periodo romano rimangono epigrafi che, confermando il nome di Numana, la chiamano municipio; in seguito fu forse ascritta alla tribù Velina. La città decadde peraltro continuamente; vi contribuirono le frane, i terremoti, ma più ancora il riconoscimento da parte di Roma del maggior valore d'Ancona come porto e centro di scambî.

La storia medievale della città si riassume in una decadenza continua dovuta in parte a disastri tellurici e in parte all'espansione dei confinanti. La leggenda che Numana sia sommersa nel mare trova conferma nella poca profondità delle acque marine nelle immediate vicinanze. Storicamente si ha memoria d'un terremoto che nel 558 travolse gran parte dell'abitato. La possedettero dapprima i Goti, poi i Longobardi e i Bizantini e infine, nominalmente, la Chiesa per la donazione di Pipino e Carlomagno. Nel frattempo va perdendo la propria autonomia per la incomoda vicinanza di Osimo e di Ancona: alla prima comincia a cedere parte dei proprî redditi nel 1126 e nel 1142. Tuttavia la vediamo ancora in alleanze con altri luoghi nel 1215 e nel 1223 e colpita dalle citazioni della Chiesa per l'adesione a Manfredi nel 1265. Nel 1298 un altro terremoto ne determinò la rovina quasi totale, cui si aggiunsero le condanne spirituali e materiali della Chiesa per la sua adesione alle terre ribelli. Agl'inizî del sec. XIV fu occupata dagli Anconetani per gelosia degli Osimani e ne furono distrutte le mura e cacciati gli abitanti. Ancona dal 1378 vi manda, per podestà, suoi cittadini, finché il papa nel 1404 intervenne a sanzionare questa presa di possesso e Martino V nel 1422 ne soppresse la diocesi unendola a quella di Ancona, togliendo a Numana anche quest'ultima sopravvivenza di autonomia che di fatto era già scomparsa. Da allora in poi non ha più storia propria.

Bibl.: G. Speciali, Notizie storiche dei SS. Protettori della città di Ancona, Venezia 1756; G. Colucci, Antichità Picene, X, Fermo 1791; Lettera di Papa Benedetto XIV a Mons. Nicola Manciforte circa il dover riassumere e ritenere il titolo di vescovo di Ancona e di Umana, Ancona 1856; C. Romiti, Guida di Numana, 1927; O. Spadolini, L'antica Numana negli scrittori Piceni, in Studia Picena, IX, Fano 1933.

Marche: Regione dell’Italia centrale (9366 km2 con 1.553.063 ab. nel 2008, ripartiti in 239 Comuni; densità 162 ab./km2), che dall’Appennino si estende sul versante adriatico, affacciandosi sulla costa per 173 km dal Tavollo alla foce del Tronto, confinando a N con l’Emilia-Romagna e San Marino, a O con la Toscana ...

Piceno (lat. Picenum) Antico nome della regione dell’Italia centrale delimitata dall’Appennino, dall’Adriatico, dalla foce del Foglia e da quella del Saline, abitata dai Picenti e dai Pretuzi. Ager Picenus fu detta la parte settentrionale del territorio a nord del fiume Tronto, ager Praetuttianus la parte ...

Ancona: Comune delle Marche (123,7 km2 con 101.480 ab. nel 2007), capoluogo di provincia e di regione. La città sorge a 16 m s.l.m. sulle pendici nord-occidentali del Monte Conero, dove si apre la più importante insenatura del medio Adriatico. Il porto è il principale scalo commerciale e per passeggeri non solo ...

Decimo Giunio Giovenale(lat. D. Iunius Iuvenalis). - Poeta satirico latino (n. Aquino 55 d. C. - m. tra 135 e 140 d. C.). A Roma studiò retorica ed esercitò l'eloquenza sotto Domiziano, Nerva e Traiano fino a non molto dopo il 100. La notizia dell'esilio, conservata nella tradizione biografica, appare di difficile collocazione ...

NUMANA: LA STORIA Le origini di Numana la “vetustissima” sono abbastanza controverse: anche se la maggioranza degli Autori ritengono che Numana sia stata fondata da gente di origine Sabina…. la ben nota frase di Plinio Secondo Veronese (Plinio il Vecchio) “…In Cluana, Potentia, Numana a Siculis conditae…” fa risalire la fondazione della città da parte dei Siculi ….ma qualunque sia l’origine, quell’abitato crebbe e si sviluppò a tal punto che nei secoli VI° e V°a.c. Numana diventò un importante centro commerciale del mondo greco fino a rappresentarne uno dei più popolosi ed evoluti del Piceno: testimonianza di tale grandezza sono i numerosissimi reperti conservati nei musei di Ancona e Numana. Ma non dimentichiamo che questi luoghi avevano visto la presenza dell’uomo sin dal Paleolitico superiore, 100.000 anni fa…..le popolazioni che vi giunsero successivamente trovarono già degli insediamenti…. Quindi non furono i Piceni/Sabini a fondare Numana? …..e i Siculi?..... Le numerose citazioni e testimonianze antiche (a tal proposito sarebbe sufficiente ricordare la citazione di Numana che Virgilio fa nell’Eneide), certificano l’origine così antica di Numana che Le è valso l’appellativo di “vetustissima” . Alcuni Autori concordano nel sostenere che la Città di Numana fu fondata dai Siculi della Magna Grecia come sostenuto da Plinio Secondo Veronese (Plinio il Vecchio) “… In Cluana, Potentia, Numana a Siculis conditae …” I Siculi “balzati da furiosa tempesta a Piceni lidi…” innamoratisi di quei luoghi vi edificarono la città cui diedero il nome di Numana: questo avvenne verosimilmente in epoca anteriore all’occupazione di Dionisio, Signore di Siracusa dal 348 al 387 a.C., il quale per contrastare il potere degli Etruschi, estese i suoi domini nella parte del mare rivolto a oriente andando a colonizzare sulla costa italica gli sbarcatoi di Ancona, Numana e Adria ed alcune isole della costa Illirica. Alcuni Autori ritengono però che i Siculi, cui fa riferimento Plinio, non fossero in realtà i Siculi della Magna Grecia ma popolazioni diverse già presenti sul territorio.Questa quasi sicuramente è soltanto una parte della storia poiché la maggioranza degli Autori ritiene che la città fu in realtà fondata da “gente” di origine Sabina; sembrerebbe da escludere l’origine fenicia anche se questi ultimi ebbero sicuramente dei contatti con la città di Numana. Fu probabilmente verso la fine del secondo millennio a.c. che gruppi di origine Sabina, attraversando l’Appennino discesero verso l’odierna Ascoli spingendosi a Nord fino al fiume Esino: queste popolazioni che occuparono larga parte dell’attuale territorio marchigiano, si dovrebbero considerare i veri progenitori di una delle principali antiche popolazioni marchigiane: i PICENI. Si ritiene che fossero popolazioni di giovani Sabini che migrarono verso l’Adriatico in occasione delle “Primavere Sacre” (Ver Sacrum), cioè di quella ricorrenza rituale di origine italica che veniva celebrata in occasione di calamità o momenti difficili e consisteva nell’offerta alle divinità dei primogeniti nati in un certo periodo (dal 1° marzo al 1° giugno o in altri popoli al 30 aprile). Si sacrificavano in realtà degli animali e i giovani adolescenti venivano fatti migrare per formare nuove comunità godendo essi, durante il viaggio, di una protezione divina. La migrazione era guidata da un totem o animale guida del quale i migranti interpretavano i movimenti per trarne auspici. Strabone afferma che i primi capi nel loro viaggio verso nuove terre furono guidati da un picchio verde (l’uccello caro a Marte) che durante la marcia si era posato sul loro vessillo. Per questo motivo essi ebbero il nome di Picenti cioè “quelli del picchio” (divenuto il simbolo della Regione Marche). Fu quindi dall’animale totemico che avrebbero derivato il loro nome (anche se altri hanno cercato l’origine dei Picenti nei BalcanI) per poi trasmetterlo al luogo di insediamento, come d’uso nell’antichità. Si può dunque ipotizzare che queste popolazioni abbiano fondato, o almeno dato il nome, ad un insediamento diventato presto una ricca città commerciale, quello appunto di Numana. Ma il nostro territorio non era affatto disabitato prima della “colonizzazione” da parte dei Sabini. Alcuni anni fa sono stati scoperti sul Monte Conero numerosi reperti che testimoniano l’esistenza di una vera e propria industria litica del Paleolitico superiore, risalente quindi a circa 100.000 anni fa. Sembra verosimile l’ipotesi di un’origine protostorica ( secolo X-XI a.C) di NUMANA, essendo all’inizio un villaggio arcaico presso Monte Colombo (attualmente situato nel territorio del Comune di Sirolo): erano forse queste popolazioni i Siculi cui faceva riferimento Plinio? Attualmente non si può rispondere a tale quesito ma è verosimile pensare che le popolazioni si possano essere unite. In definitiva sarebbe meglio intendere la fondazione non come un’invasione di un unico gruppo etnico ma, probabilmente, come la risultante di chissà quali e quanti processi di integrazione, di fusione e di evoluzione di quelle popolazioni. In ogni caso quell’abitato crebbe e si sviluppò a tal punto che nei secoli VI° e V° a.c. Numana diventò un importante centro commerciale del mondo greco e nel periodo di massimo fulgore il suo porto fu il fulcro degli scambi con le città costiere dell’Adriatico e del Mare Mediterraneo: a Numana confluivano i prodotti dell’attività manifatturiera e dell’arte greca che si diffondevano in tutto il Piceno. Numana era dunque un importante sito che verosimilmente oltre ad avere una grande importanza economica, commerciale e culturale aveva anche una grande estensione come lascerebbero supporre i numerosi reperti archeologici: i resti delle mura in Viale Morelli e i basamenti di colonne scoperti in Via Roma. Il numeroso e vario materiale archeologico (l’Antiquarium di Numana è ricchissimo di testimonianze della civiltà Picena, nonostante una grande parte dei ritrovamenti sia conservata al Museo di Ancona), proveniente dalla necropoli che si estende dalle falde del Monte Conero fino all’attuale abitato conferma la grandezza della città di Numana. Sono gli stessi oggetti rinvenuti sia del periodo greco che di quello Piceno arcaico (oggetti di ferro e altri metalli, di terracotta, di ceramica, ambra, vetro, ornamenti femminili, utensili da cucina, una grande quantità di vasi, coppe e crateri) che dimostrano che Numana fu uno dei centri più popolosi ed evoluti del Piceno e, come detto, un importante centro commerciale. Tra i reperti rinvenuti spicca anche una grande quantità di armi di bronzo che rivela lo spirito guerriero della popolazione gelosa della propria indipendenza e pronta a difendersi da aggressori. Da tutta questa descrizione ne possiamo derivare l’immagine di una grande città, probabilmente chiusa entro solide mura, alta sul mare, ricca e affollata di merci e navi. Per quanto sia risultato molto difficile tracciare dei confini precisi, si ritiene che anche il territorio di Numana fosse molto esteso e confinasse con l”agro Anconitano” a Nord, quello Osimano a Ovest e con la colonia Potentina a Sud, avendo ovviamente il mare a Est. Con la conquista del Piceno da parte dei Romani Numana perse la sua libertà ma non per questo la sua importanza; pur essendo assoggettata a Roma vide riconosciuto il suo ruolo essendo eletta a Prefettura e quindi a Municipio con diritto di voto nei Comizi. Una testimonianza del grado e nome della città di Numana si può evincere dall’iscrizione dedicata a Marco Oppio Capitone (Patrono e Curatore del Municipio di Numana), conservata nell’atrio del Palazzo Comunale di Osimo. A confermare l’importanza della città anche nel periodo romano sono le testimonianze che una schiera di Numanasi partecipò alla battaglie di Canne contro Annibale nonché a quella del console Nerone contro Asdrubale (fratello di Annibale) nel 207 a.C. Nonostante Numana non avesse più il fulgore delle epoche antiche, rimase un luogo di importanza strategica al punto che durante l’Esarcato di Ravenna essa rappresentava uno dei centri della parte costiera del Piceno che costituiva la Pentapoli marittima, insieme a Ancona, Auximum (Osimo), Interamna Pretuttiorum (Teramo), Castrum novum (presso odierna Giulianova), Truentum (presso la foce del Tronto, l’odierna S.Benedetto del Tronto), Firmum Picenum (Fermo) e Potenza. Gli studiosi fanno risalire all’anno Mille circa l’inizio della decadenza di Numana, decadenza che andò progressivamente aggravandosi per raggiungere l’acme intorno al 1300. La città andò incontro ad una progressiva rovina probabilmente non solo per cause geologiche che determinarono un’erosione del territorio (alcuni Autori ritengono che fu un violento terremoto a far sprofondare in mare la città di Numana, mentre secondo altri il processo forse fu molto più lento e graduale), ma anche per motivi economici e per le lotte contro le città vicine. La conseguenza di questo depauperamento della città obbligò la stessa a cedere in tempi successivi gran parte del suo territorio alla vicina Sirolo, città con la quale, in più occasioni, ci furono motivi di contesa che culminarono nella unione dei due Comuni, nel 1920 ca., in uno solo con il nome di Numana per poi essere nuovamente e definitivamente divisi nel 1947.

 BIBLIOGRAFIA 

1) “Numana nei secoli” di Alfio Giaccaglia, 1982 

2) “Storia dell’antichissima città di Numana” di Mario Massaccesi, 1983 

3) “L’Almanacco Annuario Agenda Marche”, Editalia 1984 

4) “Il linguaggio Numanese nel Novecento: Dizionario, modi di dire. Origine ed evoluzione delle parole” di Gianni Marinelli, 2010  

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